Questo libro, pensavo, l’avrei voluto iconograficamente corredato da illustrazioni che presentassero, nella loro realizzazione, le caratteristiche di una rilettura, anziché fotografica – senza nulla togliere al pregio di questa – una rilettura, dicevo, artistica dei soggetti raffigurati, e cioè ‘rivisitata’ sott’altro aspetto, ossia in un vero e proprio libro d’Arte, di pregio, per così dire, bello da sfogliare, da tenere nella nostra libreria, da donare agli ospiti forestieri della nostra città. Ma, non avrei voluto un libro di schizzi o di disegni o di acquerelli e quant’altro. Tali riproduzioni, infatti, risentono sempre, in maggiore o minor misura, in certo qual modo, dell’estro dell’artista che le realizza, della sua ispirazione del momento, e, il più delle volte, a scapito della fedeltà al soggetto raffigurato.
Valutai, quindi, la possibilità di considerare, allo scopo, una più attuale tecnologia grafica, quella artistico-informatica, che avesse il pregio di non esasperare né travisare, nella riproduzione, gli aspetti iconologici primitivi.
È nato così “I muti testimoni di pietra del borgo antico di Torremaggiore”, dalla collaborazione col giovane amico grafico Marcello Di Pumpo, che ne ha curato il percorso per immagini, brillantemente elaborandolo secondo la tecnologia anzidetta e con i vantaggi esposti, mentre ho riservato a me la parte generale, didascalica ed esplicativa, per la quale mi sono attenuto, ampliandoli, ai contenuti del mio primo scritto sull’argomento.
Il passato medievale artistico di Torremaggiore ha lasciato di sé segni eloquenti di una, a prima vista, non sospettabile grandezza; basta saperli cercare, riscoprire. Ce ne si rende conto quando si avanzi nella ricerca tanto storiografica che artistica locale; e, il particolare che non se ne abbia, a tutta prima, sentore, e che, approcciando marginalmente il problema – stante la scarsezza dei residui reperti – non lo si sospetti, andrebbe non unicamente attribuito alle conseguenze degli esiti funesti del famigerato ed ingente sisma del 1627, dal momento che non fu quello l’unico ‘terremoto’ a danneggiare gravemente il nostro I muti testimoni di pietra del borgo antico di Torremaggiore – Presentazione antichissimo sito. Andrebbero, piuttosto ed a ragione, condannati tutti gli improvvidi, efferati e sciagurati scempi che secoli di incuria e di devastazioni di monumenti e di resti di un passato che certo non fu estraneo all’Arte e alla Cultura, hanno perpetrato – nell’800 e ‘900 in particolare – con imperdonabile grettezza e pressappochismo.
Ma, è così che, purtroppo, avviene: quando un popolo perde – o gli vengono fatti perdere – suo malgrado, i parametri e la consapevolezza del proprio ruolo attraverso i secoli e della propria immagine storica, è allora che esso si prostra in un’idea di sé e dei propri trascorsi, ingiustamente caratterizzata da squallore, miseria e ignoranza; e, in ciò commettendo inconsapevolmente un grave errore, se ne vergogna, né sospetta che gli eventi del passato possano aver avuto ben diversa sorte, rispetto a quanto immaginato.
Ed è allora che, emergendo dalle nebbie dell’oblio, come sfingi che ci interrogano, delle vestigia, ancorché non vistose né eclatanti, minuti manufatti di pietra, pur ben poco sapendo ormai narrare di sé, come … muti ma eloquenti testimoni, riannodano la nostra vicenda a quella del resto dell’Europa e del mondo, riconciliandoci con quella consapevolezza e con quell’orgoglio sacrosanto del nostro ruolo nella Storia, che avevamo smarriti. Ogni reperto, ogni frammento, ogni pietra del nostro suolo, riacquista, allora, voce e valore; e ciò che appariva insospettabile, diviene, tangibilmente, certezza.
Tratto dalla presentazione, Aula Magna del Castello ducale di Torremaggiore – 28 novembre 2019



